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Via al master per traduttori e dialoghisti della Lord Byron
Scritto da Damiano Congiusta   
Domenica 05 Ottobre 2008 00:40
Il nastro rosso è tagliato. Al Lord Byron College di Bari è stato inaugurato il nuovissimo master “traduttore – dialoghista” per cinema e televisione, con inizio dei corsi nei primi di ottobre e borse di studio per una cifra totale di dodicimila euro.
Il progetto, intitolato “Back Voice” come l’omonimo master per doppiatori, alla sua prima edizione, si rivolge a chi vuole intraprendere o perfezionare una carriera nel mondo del doppiaggio e, in particolar modo, nel settore dedicato alla traduzione e alla scrittura dei dialoghi.

“Nel lavoro del doppiaggio non esiste solo il doppiatore, ma dietro le quinte c’è un’altra figura che si occupa dei copioni da riadattare al film”, fa notare il direttore della scuola presentando gli obiettivi e il programma del corso.
È per questo che è nata l’esigenza di formare due nuove figure professionali per la riuscita di un ottimo prodotto cinematografico e televisivo in un Paese, come l’Italia, primo nel mondo nella produzione di film doppiati di altissimo livello.

Infatti, Derry O’Brien, direttore della “Network Ireland Television”, leader internazionale per la distribuzione televisiva e cinematografica, ricorda che “quello italiano è il mercato più grande per i nostri prodotti, dal momento che collaboriamo con Raisat, Universal, Kube”.

Un settore, però, così in pieno sviluppo, con un così grande giro d’affari e con una richiesta così crescente rischia di preferire la quantità alla qualità con successivi errori grammaticali, effetti acustici pessimi, assoluta mancanza di sincronismo con i labiali.

Per evitare simili distorsioni, dunque, criteri necessari, per gli aspiranti dialoghisti, la conoscenza perfetta della lingua inglese e italiana, una cultura vasta e la capacità di contestualizzare la traduzione dei copioni nelle ambientazioni, nel genere e nell’atmosfera del film.
Solo così lo spettatore può immedesimarsi nella storia come se fosse ambientata in Italia e recitata da attori italiani, perché “il film è sogno, immedesimazione”, secondo Ruggero Busetti, dialoghista per quasi 700 film famosi come “Lezioni di piano” e “Shark Tale”.
Se gli si chiede quale sia l’obiettivo più grande per il suo mestiere, risponde: “La sfida principale è di essere invisibile, non mostrare nel film la propria presenza”.

Non diversamente da come ritiene il filosofo novecentesco Walter Benjamin: “La vera traduzione è trasparente, non copre l’originale, non gli toglie luce”.

Dipende su chi si vogliono puntare i riflettori: sull’opera in lingua originale tradotta o sul traduttore-dialoghista. Di certo, più difficile la prima ipotesi, in una società maniaca del protagonismo.