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Spagna: poche lingue straniere a scuola
Scritto da Damiano Congiusta   
Venerdì 26 Settembre 2008 11:47
I professionisti denunciano la mancanza d’ investimenti da parte dei governi in materia di insegnamento delle lingue nelle università europee.

«Lo spagnolo è una delle poche lingue moderne in cui la passeggiata si dà e non si fa (“fare una passeggiata” si dice “dar un paseo”). Un dizionario convenzionale fornisce una definizione abbastanza esatta del suo significato: azione del passeggiare. Ma come possiamo usare questo sostantivo, chi ci avvisa che in castigliano le passeggiate “si danno”?». Con questioni come questa, l’accademico della Real Academia Española de la Lengua, Ignacio Bosque, ha inaugurato il 18 settembre a Siviglia il X° Congresso Internazionale della Confederazione Europea dei Centri Linguistici Universitari (Cercles). Più di 350 specialisti provenienti da una ventina di nazioni hanno partecipato all’evento Language Centres for a Plurilingual Future in Europo, durato fino al 20 settembre. L’accademico ha ribadito più volte durante il suo intervento che la predisposizione all’apprendimento delle lingue, oltre ad essere una necessità curricolare, è una questione culturale: «Se ha la priorità, i risultati si vedono». Le nazioni con un alto numero di “parlanti la propria lingua” hanno di solito un «complesso di autosufficienza» che rallenta l’apprendimento. Olanda e Danimarca devono essere un esempio per altre nazioni come Francia, Inghilterra o Spagna. La lingua, ha aggiunto Ignacio Bosque, è viva e dinamica, e forse, ha sottolineato l’accademico, i dizionari combinatori, che vanno oltre la definizione «puramente denotativa», non rappresentano l’unica soluzione per l’insegnamento delle lingue, «ma sono un tentativo di comprensione e una possibile soluzione per raggiungere i livelli richiesti dall’Ue». Infine ha lanciato un appello all’intraprendenza dei professori consigliando di lasciarsi sorprendere dalla quotidianità e di trasmettere «ciò che non è nei libri».