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India, scoperta una nuova lingua. Si chiama “Koro”
Scritto da Damiano Congiusta   
Mercoledì 13 Ottobre 2010 10:53
Quella di comunicare è un’esigenza innata nell’uomo, è parte del suo patrimonio biologico. Eppure, il modo in cui lo fa è del tutto convenzionale ed arbitrario. Non è l’oggetto o il concetto in sé a determinare il suo stesso nome. Un “cane” può chiamarsi “dog” in Inghilterra, piuttosto che “perro” in Spagna o “gou” in Cina, ma sarebbe pur sempre un cane. Alla base della diversità delle lingue parlate nel mondo vi è proprio tale arbitrarietà.

Quelle documentate erano, fino a qualche giorno fa, 6909. Ad esse se ne aggiunge un’altra, assolutamente ‘fresca’ circa la sua identificazione, il “Koro”.

Fino ad oggi sconosciuto, il Koro, è stato scoperto casualmente da un gruppo di linguisti americani nell’ambito di una spedizione in collaborazione con National Geographic in India, nella remota regione dell’ Arunachal Pradesh. Il gruppo di ricercatori, guidato da Gregory Harrison, direttore dell’Istituto delle Lingue Viventi e delle Lingue in Pericolo di Salem (Oregon) e da Gary Harrison, professore di Linguistica allo Swarthmore College (Pennsylvania), ha condotto la spedizione denominata “Enduring Voices” volta a studiare, identificare e tutelare il patrimonio linguistico mondiale.

Obiettivo prioritario della spedizione iniziata nel 2008 è la salvaguardia delle lingue in via di estinzione. Infatti, il team di ricercatori era partito per analizzare due lingue semisconosciute e parlate solo in piccoli distretti dell’India, l’Aka e il Miji. Scalando monti e andando di porta in porta nei remoti villaggi della regione al fine di registrare i vocaboli di queste incomprensibili lingue, i linguisti si sono imbattuti in un inedito e ben più impenetrabile idioma. «Non ci abbiamo messo molto a capire che era qualcosa di completamente diverso da quello che avevamo nel nostro elenco di lingue parlate in quella zona», hanno affermato.

Parlata da sole 800 persone, il Koro è una lingua appartenente alla famiglia tibetano-burmese con la quale, però, pare non abbia alcuna somiglianza. Nonostante la vicinanza geografica, il Koro si presenta estremamente diverso dall’Aka, dal punto di vista fonetico e da quello grammaticale, al punto da portare gli Harrison ad affermare che la differenza tra le due lingue è “paragonabile a quella esistente tra l’inglese e il giapponese”. Il Koro non ha forma scritta ed è trasmesso solo oralmente. Sono principalmente gli anziani e pochi giovani di un’età inferiore ai 20 anni a parlarlo. Difatti, è proprio la sua scarsissima diffusione che induce i giovani ad abbandonarlo in favore dell’hindi o dell’inglese che, ovviamente, permettono loro di relazionarsi più facilmente e di avere maggiori opportunità professionali.

Tuttavia, è stupefacente che il Koro sia sopravvissuto, data anche la sua vicinanza con il maggioritario Aka. I ricercatori hanno ipotizzato si trattasse della lingua parlata dagli schiavi, essendo l’Aka quella, invece, parlata dai mercanti di schiavi nella regione.

La scoperta è di grande importanza e il gruppo di linguisti si dice molto entusiasta. Riconoscere ufficialmente un idioma in via di estinzione è il primo modo per tutelarlo. Stando ai dati dell’Atlante delle Lingue dell’UNESCO sono circa 2.500 le lingue a rischio di estinzione, la maggior parte delle quali è parlata proprio in India.

Poiché la globalizzazione tende a garantire la sopravvivenza delle lingue più diffuse e ad assurgerle a “lingua franca”, secondo gli studi dei ricercatori del National Geographic, scompare una lingua ogni quindici giorni e si stima che, entro il 2100, circa la metà di quelle attualmente parlate nel mondo potranno scomparire.
Fonte: www.levanteonline.net